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Archivio Agosto 2005

Perché ti amo

30 Agosto 2005 4 commenti


A casa mia.
Tornavo dall?università,ero tanto stanca perché filosofia pretendeva la presenza obbligatoria ai corsi che cominciavano alle 7.30 e io abito a 30 Km dall?uni,quindi scendevo con la corriera delle 5.40.Studiavo in provincia abitavo da sola, nella casa dei nonni morti da qualche tempo,la mia scelta di proseguire gli studi in provincia era dovuta al fatto che Roma era satura e caotica.Dicevo dunque che quella sera rientravo dopo un?intera giornata tra corsi e biblioteca,stanca e infreddolita (era Gennaio inoltrato) misi sul gas il bricco per farmi un the caldo e in attesa che l?acqua bollisse mi distesi sul letto,il sonno mi vinse e mi addormentai pesantemente di quel sonno che nemmeno i cannoni di Navarrone riuscirebbero a spezzare. D?improvviso, una mano mi artigliò la spalla scuotendomi con forza per svegliarmi, ma il sonno era saporito e io non mi rendevo conto di niente e di nessuno.Volevo dormire e basta solo che alla mano che mi scrollava si aggiunse una voce forte e imperiosa:?svegliati subito, vai a vedere che hai combinato in cucina!? Tentai di resistere anche a quella dicendo?lasciami in pace ho sonno? ma si faceva sempre più forte autoritaria e decisa, finché alla fine barcollando per il sonno mi tirai su e quasi alla cieca raggiunsi la cucina,quasi non riuscivo a tenere gli occhi aperti per il bruciore e anche la gola mi faceva male.In cucina l?acqua aveva traboccato da tempo e il gas sibilando aveva invaso la casa,spalancai le finestre e mi affacciai per respirare l?aria fredda e pulita.Solo dopo realizzai di aver rischiato e fatto rischiare di brutto anche ad altri. Per due ragioni:la prima perché sarei morta nel sonno intossicata; la seconda perché casa mia era ed è tutt?ora frequentata da un mucchio di ragazzi e ragazze che,verso quell?ora di sera si radunavano da me e se avessero bussato saltava in aria mezzo paese.Quella voce,quella mano sulla spalla mi avevano salvato la vita e forse non solo la mia.Ecco perché amo profondamente la mia casa, lì so di essere al sicuro.Quella voce non so di chi sia stata non so chi c?era con me quella sera a casa mia, una cosa è certa chiunque fosse mi ha salvato la vita e ?non era neppure la prima volta, ma questa è un?altra storia. Nenè

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Normale o paranormale?

27 Agosto 2005 5 commenti


Erano le 23.00 di una sera d?inverno di alcuni anni fa,
vivevo ormai già da qualche anno in casa dei nonni,morti da tempo.
Avevo da poco spento la luce, quella notte e sdraiata sul dorso aspettavo il sonno che tardava a venire come sempre accade, quando sai di doverti svegliare presto il giorno dopo,la mente affollata dai pensieri che si rincorrevano in attesa di addormentarsi,stanchi anch?essi del continuo inseguirsi ed affollarsi.
I miei vicini, un?anziana coppia,dormiva ormai da tempo,attorno a me il buio era profondo, il silenzio assoluto era interrotto ogni tanto dallo scricchiolio di qualche tarlo che lavorava solerte nei mobili antichi della vecchia casa, null?altro intorno. E poi il grido,lungo, a lacerare la notte,era una nota alta emessa da una voce che avrei detto vecchia,non posso dire se di uomo o di donna, pareva che il grido venisse da sotto i cuscini,sembrava che mi circondasse forte e pieno com?era, si alzò improvviso neanche il tempo di balzare dal letto e s?interruppe di botto,come troncato in mezzo dalla lama di un rasoio e ricadde il silenzio.Ricordo le mie mani cieche a cercare l?interruttore sul comodino accanto e,quando la luce irruppe a dar corpo alle cose, nella stanza non c?era nessuno.Solo io e i miei pensieri che,in modo razionale cercavano la spiegazione a quel grido emesso e troncato di botto nel cuore della notte.Mi alzai ed aprii la porta di casa,fuori il silenzio era profondo i vecchi dormivano da tempo.Pensando che uno dei due si fosse sentito male,ristetti un poco, davanti alla loro porta attesi, nessun rumore.
Tornai in casa pensando allo scherzo di qualche amico,cercai un registratore dappertutto soprattutto sotto i cuscini da dove,sono sicura ancora oggi,il grido proveniva,non c?era nulla,assolutamente nulla,eppure io quel grido l?avevo sentito bene,non era un sogno perché ero ancora sveglissima .
Dopo una notte insonne, di primo mattino chiesi ai miei vicini se avessero avuto problemi, mi risposero che a loro non era accaduto nulla.Non avevano sentito nulla.
Sono passati anni, i vecchi vicini sono ormai morti da tempo,ora nella casa accanto abitano i loro nipoti,ma sapete? Quel grido nella notte non l?ho mai dimenticato,la certezza che l?urlo venisse da sotto il cuscino neppure,ero sveglia ero lucida e ho udito un grido spezzato in una casa dove ci sono solo io.
Per qualche notte tenni la luce accesa,quella voce strana,cavernosa e un po? distorta non l?ho udita mai più però ancora ci penso,da dove veniva? A chi apparteneva quella voce? Se ci ripenso ancora la odo distintamente.Aveva un tono ineluttabile una nota di consapevolezza che riaffiora intatta nel ricordo però non era minacciosa era solo:distaccata e inesorabile.
Hai ragione caro Arturo,quando si parla di esperienze che generano i racconti probabilmente si fa riferimento proprio a questo.Continuo a vivere in questa casa,e anche se di esperienze strane ne ho avute altre (ma questa è un altra storia) mi ci sento bene.Ci vivo bene e non c’è posto al mondo dove sento di essere più al sicuro. Nenè

Agonizzante Agosto

25 Agosto 2005 6 commenti


Ti aspetto tutto l?anno come un amante perduto, ho voglia di te,delle carezze che tu solo mi sai dare,sotto un sole che arde, sbiancando i volti grevi e screpolati delle case di Curti.Amo il garrire delle rondini vecchie e nuove che si fa più forte mentre,col passare dei giorni tu avanzi,come un vecchio stanco o un giovane ardito guerriero che saetta lunghe falcate nella notte bruna.
Risuonano nei vicoli gli echi dei passi dei villeggianti,leggeri come suoni ineguali alle orecchie di chi ne ode il canto.
Usuale ed estraneo canto di gente d?Agosto che ora viene e ora va, mentre chioccia l?acqua della fontana antica di piazza S. Anna.
Sotto i portici di lavagna,irrompono prepotenti gli odori di vecchie cose,cuoio vecchio bagnato da poco dalla tua pioggia estiva,l?aspro efflato che sale dai covoni di fieno quasi pronti per la ?svernata? prossima,l?alito delle stalle che si spande fin su la roggia destando ricordi vivi di abbracci familiari. Casa dei nonni sognata da noi ragazzi a Roma per tutto l?anno.
E infine le tante sospirate ferie d’agosto a Curti dai nonni tra abbracci caldi risate argentine e pane fresco appena sfornato,con la ricotta calda della Nerina.
Quelle sere passate accanto al camino, mentre nonno narrava le storie antiche di elfi e fate, di principesse e regine cattive, di madri eroiche e matrigne perfide, dei monacielli che lasciavano i marenghi nelle ciotole al posto del pane?ricordi di te agosto ora che, anche quest?anno stai per morire,ora che abito in quella casa dove la voce del nonno non sussurra più da tempo le amate fiabe di un infanzia felice. Nenè

La flebo

24 Agosto 2005 4 commenti


Mi ci vorrebbe proprio una bella flebo?stamattina,dopo la terza tazza di caffè mi sento ancora sconnessa e disastrata.
Ho fatto storie con Alfredino che mi rimprovera una certa mancanza di urbanità,di socialità e chi più ne ha più ne metta, con Roberta che voleva parlarmi di un certo fatto legato a una statuina di Padre Pio che ha in casa.
E non capiscono che,complice il tempo ombroso io vorrei il mio lettone per poter sognare paesaggi suggestivi.Vorrei essere in oriente tra antiche Cattedrali davanti a quelle icone bellissime dai colori accesi,Madonne dai profili forti coi nasi lunghi e le espressioni intense e pale bizantine che lasciano muti e senza fiato per la loro stupenda bellezza,che non è paragonabile a null?altra cosa.
Penso alla differenza che esiste tra il saper dipingere e l?essere un artista.
L?oceano paragonato ad una pozza d?acqua che,per quanto cristallina, sempre tale resta.
Il talento è qualcosa di infinitamente più,è come la pioggia, incontenibile, inarrestabile, ti sovrasta come una musica e quando è autentico,annichilisce,perché non te lo puoi,non te lo sai spiegare,esiste e basta.
Il talento:un dono immenso che ti brucia dentro e non ti lascia vivere se non per se stesso, avido e prodigo a un tempo, un po? come la vocazione è il richiamo dell?anima che non da respiro.
Non fatemi caso è una giornata storta e non ricordo qual’è il piede che ho messo a terra per primo svegliandomi alle prime luci dell’alba,al canto del gallo rompiballe dei miei amati vicini. Nenè

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Pioggia bagnata d’Agosto

23 Agosto 2005 4 commenti


Azz pure da noi la pioggia,pesante,tosta e incazzata nera, la sta facendo da padrona e io non posso più godermi i momenti sotto il mio amato,saggio faggio, che mi consola e mi fa sognare, ma che schifo di agosto però dalla porta a vetri vedo il picchiettio delle gocce nella fontana del Vanvitelli,qualche bambino passa con l’ombrello colorato. Pasquale in bicicletta con la cerata gialla consegna i giornali.Poco fa è passato il vecchio Salvatore e mi ha portato il cornetto appena sfornato dalla panetteria di via Campo, ma si,la vita è bella pure con la pioggia,quando si ha un ufficio che affaccia su una piazza frequentata da amici buoni anche se un pò impiccioni come succede da me.Fa capolino a un tratto una sfera di sole e Sonia già prepara i tavolini della bottega del gelato affianco.Buona giornata a tutti, Nenè

Giovanni Paolo Magno a Colonia

19 Agosto 2005 5 commenti


Pur consapevole di essere malato gravemente, Tu amato padre, programmavi i tuoi giorni,pensando con amarezza ad una Russia a Te sbarrata dai potenti (perché la Verità che Tu avresti recato con Te, era considerata un pericolo dal patriarcato, e per arginarne gli effetti presso un popolo che a braccia aperte Ti avrebbe accolto,hanno pensato bene di cancellarti chiudendoti le porte ), altro che Ecumenismo!
Eri solo Tu a volerlo,sei stato sempre e solo Tu a parlare veramente di Ecumenismo, ci hai insegnato ad amare i nostri fratelli ebrei,a rispettare i fratelli musulmani.
I Tuoi no secchi alla guerra in Iraq io li sento ancora echeggiare in Piazza S.Pietro, come sento la Tua voce chiedere perdono per il male recato dalla nostra Chiesa alle popolazioni dell?america latina.
Oggi è il secondo giorno che, rispondendo al Tuo invito i giovani da Te invitati sono a Colonia,con Papa Benedetto XVI°?
Si certamente ma non solo,io sono fermamente convinta che Tu sei là, quei giovani li hai invitati Tu con l?aiuto dello Spirito Santo Paraclito, in tutti questi anni sei riuscito a parlare ai loro cuori.
Alcuni dei miei ragazzi sono a Colonia, da lì mi messaggiano le loro impressioni,Giada scrive:?sono contenta di esserci ma sai non è più la stessa cosa c?è l?aria vacanziera, c?è un Papa che sorride ma a me, agli altri sembra quasi una forzatura? tvb Dada.
I giovani Padre Santo sono tutti lì,amano il nuovo Papa però mi dicono che non è lo stesso,forse perché manca il tuo calore la tua sofferta ma, mai forzata allegria.
Essi però troveranno il Signore! Vorrei ricordare ai Grandi della Chiesa di non temere il crollo dei consensi,a noi non interessano i ?primi piani?, di ‘VIP’ ne abbiamo tanti, qualche nome?S.Francesco,S.Chiara,Madre Teresa di Calcutta,Padre Pio e certamente non per ultimo abbiamo Te Papa Giovanni Paolo Magno,Santo subito.Specchio di una sofferenza che ha avuto il coraggio di mostrarsi ai giovani, senza veli,senza remore.
Di Te Padre, ci resta lo straordinario esempio di una Fede certa e immutabile,la frustrazione fragile,così profondamente umana,mostrata a pochi giorni dal passaggio.Chi potrà mai dimenticare quel tuo ultimo Angelus prima di Pasqua?
La tua tua bocca spalancata,le mani impotenti portate al volto davanti alla finestra, proiettata sul mondo che osservava muto quel grido silenzioso…?Vi ho chiamati, voi siete venuti e per questo vi ringrazio ? un amen e un sospiro per concederti alla morte attraversando il velo. Passaggio necessario,in cui la Santa Vergine per prima ti ha accolto.Tu sei a Colonia oggi,Tu sei nei miei pensieri sempre. Tvtb, Nenè

Vespro d’Agosto

18 Agosto 2005 3 commenti


Vespro d?Agosto

Rientran lente delle liete pesche
sette vele latine,
e portan seco delle ondate fresche
di fragranze marine.

Son bianche,rosse,gialle,e su ci raggia
l?occhiata ultima il sole;
s?allunga all?aura una canzon selvaggia
d?amore e di viole.

Nel ciel di perla le rondini brune
ricaman voli a sghembo;
non si vede del mar tra le dune
che un cinereo lembo.

Il fiume è pieno di riflessi:a schiera
le sette vele stanche
vengono innanzi insieme con la sera:
son gialle,rosse e bianche.

Gabriele D?Annunzio /da Primo Vere, ?il Vittoriale degli Italiani?

Sotto il mio amato faggio rileggo i versi di chi mi ha insegnato che è bello mordere la vita e non pentirsi. Nenè

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La stella alpina

18 Agosto 2005 Commenti chiusi


taccuino dei ricordi

frastuono di annunci secchi e metallici
davanti a me chilometri di strada ferrata
glanghìo di scambi, brevi soste
su decrepiti binari,sbattere di sportelli.

Stazioncine anonime,
di paesi come puntini
sonnacchiosi e dimenticati
voglia di arrivare,smania impaziente.

Mani che sfiorano già ansiose nel sogno
i vecchi parapetti del lungosenna
maleodoranti di urina e di storia.

Parigi è un quel sognare e dentro
l?ansia di calcare il suolo
caro a tanta letteratura amata.

Umanità vissuta che lì si è donata
la libertà e la vita.
I dolci amati versi di chi
avidamente in tanta bellezza, si è consumato.

Sogno,cullata dai pistoni del treno in fuga
meno sfocata già più reale
l?immagine immobile,rigogliosa e solenne
delle alpi mi viene incontro.

Due occhi azzurri,dove prima era il vuoto
voce sconosciuta e gentile
incomprensibile eppure stranamente tenera.

Dolce idioma di Provenza che mi chiede
chi sei?Dove vai? Sei così bella
io mi chiamo? buffo, non ricordo più quel nome.

Sfiora il mio viso un bacio,si posa sulla fronte,
trema la mano e mi porge il candido astro dei monti
amico sconosciuto,in un libro di scuola
ho ritrovato ora, fragile,un po? sciupata
quella tua stella alpina.

Fa niente se è banale,se qualcuno dirà che non so scrivere, questi sono ricordi,cari al mio cuore e mi piacerebbe tanto poter rivedere quel volto sconosciuto,quei bellissimi occhi azzurri che avrebbero voluto e volentieri
dato chissà quante cose…dove sarà ora,soprattutto a chi avrà dato quello che in pochi frammenti ha saputo trasmettere al mio cuore allora sedicenne? Nenè

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Pensieri d?un faggio

16 Agosto 2005 3 commenti


L?autonomia di pensiero in letteratura come nell?arte, politica, filosofia, religione o scienza ecc:
supporta il vantaggio di spazi propri non più condizionati da motivazioni esterne alle varie branche di ricerca.
L?espansione avviene in quantità e qualità.
Gli svantaggi che ne derivano sono molteplici. Innanzitutto c?è da considerare la dispersione ovvia che rischia di ?sezionare? se non addirittura uccidere la capacità spirituale dell?uomo di ?nodare? in sé i vari percorsi impedendogli di centralizzare o,peggio di centralizzarsi.
La sete di conquista senza limiti mutila l?uomo interiore, schizofrenia moltiplicativa delle attività umane che, prescindono l?uomo, dimenticando che arte,politica,estetica o religione intanto hanno un valore in quanto fanno parte di un’unica unità di misura:
L?UOMO
Ma esiste veramente un’autonomia di pensiero?Di cosa sono fatti,da quale retaggio derivano i miei pensieri?E quanto di essi è veramente libero dall’influenza più o meno nefasta di ciò che li circonda e li contorce distorcendone il senso e la ragione stessa che li vede nascere?E’ mai veramente pura questa razionalità che io vorrei pura a misura della dignità che fa di me una persona?

Finzioni e momenti…

Una piccola tavola
una tovaglia a scacchi
e quattro amici intorno
che mettono allegria
fingo anch?io di scherzare
è innamorato dico
e occhieggio a te allegro
so che è solo apparenza
tu catturi i miei occhi
stormiscono le viti
sopra le nostre teste
e grava la tristezza
sulla tovaglia a scacchi. Nenè

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"Solo il vento lo sa"

13 Agosto 2005 2 commenti


Il desiderio?
C?era una volta un uomo ridotto in estrema miseria.Era però un fedele devoto di S.Gennaro,lo pregava molto,con cuore ardente e fervore accanito. Così il Santo decise di scendere sulla terra per aiutarlo.
Gli andò a casa e constatate le condizioni di estrema miseria il Taumaturgo punto il dito su un masso che era nel cortile trasformandolo in oro luccicante.
?Vuoi quell?oro??,chiese il Santo al povero.
L?uomo fece un profondo inchino e rispose:?No,non lo voglio?.
S. Gennaro lo guardò con gli occhi sprizzanti di felicità e disse:? Ah figlio mio,che conforto mi dai.Ora so che sei davvero incamminato per la via della perfezione?.
L?uomo disse:? No,quello che vorrei davvero è il tuo dito?:)
Considerazioni
Dio si è rivelato a noi, nell?Economia della salvezza,incarnandosi e lasciandoci tutto se stesso.Ma non facciamo Miracoli.Perché?
Un saluto a tutti Nenè

N.B.sostituisco la foto perchè privata,tengo a precisare che era su un blog in cui si diceva che le foto erano a disposizione di tutti…così non pare e allora elimino.Semplice no?:)Nenè

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