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Archivio Marzo 2007

23 Dicembre 2012

27 Marzo 2007 146 commenti


Non sapeva cosa l?avesse svegliata quella notte, si ritrovò accanto al frigo a bere un bicchiere di latte, poi il dolore lancinante e improvviso la colse al basso ventre lasciandola ripiegata in due e senza fiato, una luce intensa e saettante la ferì agli occhi e cadde a corpo morto in avanti.

Quando riprese i sensi capì immediatamente che qualcosa era cambiato, un senso di benessere totale la invase colmandola, era una sensazione che la riportava indietro, ai primi anni di vita, a quando si stiracchiava tra le lenzuola fresche di bucato e sentiva il suo corpo vivo, guizzante e invincibile, conosceva la potenza delle braccia scattanti e dei piedi che mordevano il freno.

Sentiva il sangue rombare nelle vene forte e impetuoso come non lo ricordava da infinito tempo, come se le sue sessanta primavere non fossero mai esistite, corse in bagno e lo specchio le rimandò lo stesso viso di sempre, no, un momento, la pelle appariva più viva, come se fosse irrorata dall?interno, il colorito più roseo e l?interno della bocca, il palato, la lingua perfino i pochi denti ancora suoi erano più sani, se li sentiva più vigorosi e forti.

Cominciò così, quasi in sordina, nei giorni seguenti scoprì che in bocca gli stavano spuntando gli incisivi e alcuni molari premevano al di sotto dell?arcata, la radice dei capelli era più scura, in altre parole stava rifiorendo come le piantine di quella primavera anomala che stavano invadendo parchi e giardini intorno.

Il corpo seppure ancora flaccido mostrava i segni di una tonalità nuova e sconosciuti guizzi muscolari la sorprendevano facendola sussultare d?improvviso, all?inizio il mutamento fu palese solo a lei, poi lentamente la gente intorno cominciò a guardarla con insistenza, qualcuno diceva che era felice di vederla così in forma, qualcun altro le chiedeva che cure stesse facendo, mentre lei si liberava di una taglia dietro l?altra e vedeva il suo corpo tornare flessuoso e agile.

Ora, a distanza di un mese dimostrava a fatica circa trent?anni e il fenomeno ancora non si arrestava i capelli avevano ripreso la loro forza e il colore naturale più bello e lucente di come lo ricordasse.
Gli era tornato il ciclo mestruale, ma la cosa più strana di tutte era la consapevolezza dell?enorme ed esaltante nuova capacità cognitiva, cosa le stava succedendo?

Ora la gente cominciava a guardarla con sospetto, stupore e malcelata invidia, si accorgeva degli sguardi ostili di conoscenti e amici e non sapeva non poteva spiegare loro l?impossibile, non poteva spiegare loro l?improvvisa capacità e facilità di comprensione delle lingue straniere ad esempio, aveva scoperto di riuscire a comprendere perfino l?arabo e gli bastava parlare una volta in quella o in altre lingue per riuscire a comprenderne ogni minima inflessione o significato recondito.

Il suo cervello era ora in possesso di un enorme accumulo di dati, la memoria incardinava tutto ciò che gli era passato tra le mani e negli occhi, ricordava ogni cosa, ogni singolo attimo di vita di quei suoi primi sessanta anni, risentiva la sensazione calda, rassicurante e protettiva del ventre di sua madre prima che lei nascesse, quell’assoluto benessere lo sciacquio dell?onda amniotica e i suoni che la cullavano la dolcezza tenera e unica di quell?abbraccio che mai avrebbe creduto di poter ricordare, le lezioni di storia dell?arte, le poesie lette e che sembravano dimenticate, ora tornavano alla mente vivide, come se avesse il libro davanti, pagine e pagine di letteratura, di storia, di scienze, tutto ricordava tutto!

Cosa era accaduto quella notte, cosa era quella luce?
E quel dolore intenso da dove era venuto?

La sua mente era mutata, le sue capacità cognitive erano mutate, era in grado di capire i quanti matematici riusciva a colpo d?occhio a vedere l?errore e a correggerlo in un battere di ciglio.

Fu proprio quella profonda e nuova consapevolezza delle sue capacità dapprima a spaventarla di più, poi ad esaltarla infine in un lampo improvviso, seppe che non era la sola, da qualche parte, forse in Africa o in Asia o altrove ma certamente qualcun?altro in quella stessa ?notte dei miracoli ? aveva ricevuto il medesimo dono e certamente anche lui/lei si era posto le medesime domande: come mettersi in contatto con gli altri senza destare sospetti?
Quali precauzioni avevano preso per cautelarsi dall?inaudita rabbia e ostilità che un simile dono avrebbe prima o poi inevitabilmente suscitato?

Bisognava prendere delle precauzioni, bisognava allontanarsi da tutti coloro che la conoscevano, iniziare una nuova vita altrove e cercare un modo di mettersi in contatto con gli altri della stessa specie, che avevano ricevuto la chiamata, perchè in fondo questo era? una chiamata!

In ogni caso Aleena doveva scomparire per sempre e mentre lo pensava, seppe cos?era la scritta che da bambina l?aveva turbata, rivide la stele di pietra grigia che da millenni sovrastava quell?angolo di mondo:
?23 dicembre 2012 benvenuti a voi, viaggiatori del tempo e dello spazio?

Da qualche parte avrebbe trovato l?altra metà di se; con l?animo volto al rimpianto per il passato, agli amici cari, agli affetti, per un solo momento Aleena sostò col cuore traboccante d?amore, i ricordi cari ora più vivi e dolorosi gli affollarono la mente, ma fu solo un momento, consapevole che essi l?avrebbero accompagnata per sempre.

E allora sorrise e seppe, Aleena spalancò la porta andava incontro all?altro, ora sapeva che c?era, il tempo davanti alla nuova gente, avrebbe avuto un?altra faccia e le dimensioni sconosciute dell?eternità per percorrerlo? il viaggio era appena cominciato.

*Questo è un racconto lungo spero abbiate la pazienza di leggerlo fino in fondo, nasce dalla consapevole bellezza della vita, con le sue incognite, i suoi misteri, la sua precarietà e le sue angosce a volte senza fine.
Buona Pasqua amici miei vi voglio un mondo di bene e auguro il meglio a tutti voi.
Nenè/Sà

Riferimenti: Buona Pasqua dal blog di Gloria

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Cardillo ‘nnammurato

15 Marzo 2007 111 commenti

Marzo, oggi nu’chiove e pazzea forte o’ viento

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Schifose creature.

7 Marzo 2007 76 commenti


Era bagnato fradicio, coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni-luce da casa e ripensava con avida nostalgia al cielo ostro del suo pianeta, alle spiagge assolate di morbida sabbia gialla, all?odore di zolfo che gli mancava quanto e più delle altre cose, all?erba porporina tenera e spugnosa sotto le palme e tra le unghie, la mente correva con spasmodico desiderio all?unità vitale di cui faceva parte e ad Una, che cosa avrebbe trovato al suo ritorno?

Ma ci sarebbe mai stato un ritorno?

Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità, doppia di quella a cui era abituato, faceva d?ogni movimento un tormento di fatica.

Ma dopo decine di migliaia di anni quest?angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell?aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro super armi; ma quando si arrivava al dunque, toccava ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo.

Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano sbarcato.

E adesso era suolo sacro perché c?era arrivato anche il nemico. Il nemico, l?unica altra razza intelligente del Sistema stellare?.crudeli, schifosi, ripugnanti mostri.

Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della Galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata la guerra, subito; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica.

E ora, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con gli artigli.

Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo, e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi.

Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale.
Stava all?erta, il fucile pronto. Lontano cinquantamila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l?avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.

E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.

Il verso e la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s?erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no .

Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d?un rosa nauseante, osceno, e senza squame.

Ispirato ad un racconto di fredric Brown.
Nenè

*Fredric Brown, in “Le meraviglie del possibile”. Antologia della fantascienza, a cura di S. Solmi e C. Fruttero, Einaudi, Torino 1959)

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