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Archivio per la categoria ‘Società’

Auguri Adriano Vio, ovunque tu sia ora.

10 Gennaio 2010 5 commenti
Categorie:Società Tag:

La globalizzazione…come la vedo io.

20 Aprile 2007 84 commenti


Definizione da vocabolario:
?processo che sul finire del sec. XX ha determinato il passaggio da un sistema di Stati ed economie statali a un altro fortemente integrato nelle imprese e nelle tendenze di mercato ad assumere una dimensione mondiale superando i confini nazionali??.
Definizione terra/terra( in altre parole alla Nenè!):
si parla di globalizzazione quando una certa azienda(poniamo:un calzaturificio di Oderzo, in provincia di Treviso ) fabbrica le proprie scarpe a Taiwan perché li costano meno, le fa distribuire da una ditta dell?Indocina per via del cambio favorevole; le fa transitare via Singapore per risparmiare sul dazio, le impacchetta in Brasile(perché li le scatole costano meno della metà) le tiene ferme in un magazzino a Forcella(Na!) in attesa che arrivino le stringhe da Pechino, i cinesi le stringhe le regalano o quasi!
Pare che costino un terzo di meno di quelle fatte a Panama.

Che c?entra Panama?

Beh come dicono qui da noi quella c?azzecca sempre per via della bandiera(!) ma torniamo alle scarpe quelle le avevamo lasciate a Napoli senza stringhe( le scarpe non Napoli) infine ordunque le scarpe vengono trasportate a Barcellona(!) da dove arriveranno a Oderzo, provincia di Treviso, via Istambul, pronte per essere vendute a:Milano(via Montenapoleone) – Roma(via del Corso e Rione Trevi rigorosamente!) – Napoli (Corso Garibaldi ecc)?

E per finire, le prestigiose scarpe griffate a Oderzo provincia di Treviso verranno professionalmente e immediatamente copiate e falsificate in ogni singola parte dall?industrioso popolo dei bassi di via Ruoppolo e rione Sanità a Napoli e vendute per cinque euro al paio sulle bancarelle di forcella(Na), di porta Portese(Roma) e dei suggestivi mercatini rionali del milanese e se volete pure a Torino o a Firenze nei pressi di Ponte Vecchio.

Eh sìssì, gran bella invenzione americana la globalizzazione; Napoli gia si prepara ad imbottigliare l?aria del Vomero e di Posillipo a Taiwan e Salerno imbottiglia l’aria di Ravello sempre via Taiwan(!) per poi rivenderla agli americani di Manhattan con un largo margine di guadagno, così con la nostra “aria griffata” diventiamo tutti ricchi sfondati con l’aria sofisticata e il naso all’insù…e alla faccia dell’America ci trasferiamo a Bora Bora io, sempre a Calcutta(sic)
Nenè

Il tamarro…

11 Aprile 2007 102 commenti


IL tamarro: nella connotazione dispregiativa – tarro, tauro, zarro, maranza, sgrauso, truzzo.
Emuli di Bruce Lee i Tamarri ne sono i naturali successori.

Nelle vesti sgargianti il tamarro D.O.T. (denominazione di origine tamarra) per intenderci: classico piumino senza maniche oppure giubbotto fluorescente a tal punto che spesso viene scambiato per un addetto all?Anas; jeans stritola palle scarponcini o scarpe da ginnastica che fanno venire in mente per associazione, le classiche infiorate della festa del Santo Patrono, occhiali da sole portati in qualunque ora e con qualunque tempo della giornata , capelli ingellati col classico taglio alla carrè old-style con la loro amata musica stile rigorosamente tecno?

I tamarri che si rispettano si prendono il loro tempo; nella fisicità espressiva sono campioni assoluti, si fanno un punto d?onore nel manifestare nel modo più schietto e senza freni inibitori la loro prorompente fisicità, esalazioni, eruttazioni gastrointestinali sono

naturali e connaturate in loro e quindi non c?è da meravigliarsi se per caso vi trovate in loro compagnia di eventuali scoregge e rutti supersonici, altresì, si consiglia vivamente di munirsi di maschere antigas.
Espressioni tipiche del linguaggio del tamarro D.O.T.:

?minchia ci stai troppo dentro? ? ? ho le ridu? (ho le riduzioni per la discoteca)- ?stai manzo(stai calmo)- ?Porcoddue? bestemmia censurata in quanto la vera bestemmia genuina non fa parte della cultura tamarra.
Un’altra caratteristica sostanziale di questa specie, se quanto detto sopra non bastasse, è l?estrema serietà e intelligenza(!) dei loro principi basilari: il tamarro D.O.C.

non fa l?amore nella Smart perché sennò gli nascono i figli nani!!!

Il tamarro D.O.C. NON ASCOLTA le amatissime canzoni preferite in casa propria ad esempio i testi di Tony Tammaro, altrimenti come seriamente afferma: ?si ?guasteno ?e criature ?!

Bene ora che sapete tutto o quasi sui tamarri D.O.T vi prego di piantarla di fare i razzisti schifati, ogni volta che ne incontrate uno.
Nenè

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23 Dicembre 2012

27 Marzo 2007 146 commenti


Non sapeva cosa l?avesse svegliata quella notte, si ritrovò accanto al frigo a bere un bicchiere di latte, poi il dolore lancinante e improvviso la colse al basso ventre lasciandola ripiegata in due e senza fiato, una luce intensa e saettante la ferì agli occhi e cadde a corpo morto in avanti.

Quando riprese i sensi capì immediatamente che qualcosa era cambiato, un senso di benessere totale la invase colmandola, era una sensazione che la riportava indietro, ai primi anni di vita, a quando si stiracchiava tra le lenzuola fresche di bucato e sentiva il suo corpo vivo, guizzante e invincibile, conosceva la potenza delle braccia scattanti e dei piedi che mordevano il freno.

Sentiva il sangue rombare nelle vene forte e impetuoso come non lo ricordava da infinito tempo, come se le sue sessanta primavere non fossero mai esistite, corse in bagno e lo specchio le rimandò lo stesso viso di sempre, no, un momento, la pelle appariva più viva, come se fosse irrorata dall?interno, il colorito più roseo e l?interno della bocca, il palato, la lingua perfino i pochi denti ancora suoi erano più sani, se li sentiva più vigorosi e forti.

Cominciò così, quasi in sordina, nei giorni seguenti scoprì che in bocca gli stavano spuntando gli incisivi e alcuni molari premevano al di sotto dell?arcata, la radice dei capelli era più scura, in altre parole stava rifiorendo come le piantine di quella primavera anomala che stavano invadendo parchi e giardini intorno.

Il corpo seppure ancora flaccido mostrava i segni di una tonalità nuova e sconosciuti guizzi muscolari la sorprendevano facendola sussultare d?improvviso, all?inizio il mutamento fu palese solo a lei, poi lentamente la gente intorno cominciò a guardarla con insistenza, qualcuno diceva che era felice di vederla così in forma, qualcun altro le chiedeva che cure stesse facendo, mentre lei si liberava di una taglia dietro l?altra e vedeva il suo corpo tornare flessuoso e agile.

Ora, a distanza di un mese dimostrava a fatica circa trent?anni e il fenomeno ancora non si arrestava i capelli avevano ripreso la loro forza e il colore naturale più bello e lucente di come lo ricordasse.
Gli era tornato il ciclo mestruale, ma la cosa più strana di tutte era la consapevolezza dell?enorme ed esaltante nuova capacità cognitiva, cosa le stava succedendo?

Ora la gente cominciava a guardarla con sospetto, stupore e malcelata invidia, si accorgeva degli sguardi ostili di conoscenti e amici e non sapeva non poteva spiegare loro l?impossibile, non poteva spiegare loro l?improvvisa capacità e facilità di comprensione delle lingue straniere ad esempio, aveva scoperto di riuscire a comprendere perfino l?arabo e gli bastava parlare una volta in quella o in altre lingue per riuscire a comprenderne ogni minima inflessione o significato recondito.

Il suo cervello era ora in possesso di un enorme accumulo di dati, la memoria incardinava tutto ciò che gli era passato tra le mani e negli occhi, ricordava ogni cosa, ogni singolo attimo di vita di quei suoi primi sessanta anni, risentiva la sensazione calda, rassicurante e protettiva del ventre di sua madre prima che lei nascesse, quell’assoluto benessere lo sciacquio dell?onda amniotica e i suoni che la cullavano la dolcezza tenera e unica di quell?abbraccio che mai avrebbe creduto di poter ricordare, le lezioni di storia dell?arte, le poesie lette e che sembravano dimenticate, ora tornavano alla mente vivide, come se avesse il libro davanti, pagine e pagine di letteratura, di storia, di scienze, tutto ricordava tutto!

Cosa era accaduto quella notte, cosa era quella luce?
E quel dolore intenso da dove era venuto?

La sua mente era mutata, le sue capacità cognitive erano mutate, era in grado di capire i quanti matematici riusciva a colpo d?occhio a vedere l?errore e a correggerlo in un battere di ciglio.

Fu proprio quella profonda e nuova consapevolezza delle sue capacità dapprima a spaventarla di più, poi ad esaltarla infine in un lampo improvviso, seppe che non era la sola, da qualche parte, forse in Africa o in Asia o altrove ma certamente qualcun?altro in quella stessa ?notte dei miracoli ? aveva ricevuto il medesimo dono e certamente anche lui/lei si era posto le medesime domande: come mettersi in contatto con gli altri senza destare sospetti?
Quali precauzioni avevano preso per cautelarsi dall?inaudita rabbia e ostilità che un simile dono avrebbe prima o poi inevitabilmente suscitato?

Bisognava prendere delle precauzioni, bisognava allontanarsi da tutti coloro che la conoscevano, iniziare una nuova vita altrove e cercare un modo di mettersi in contatto con gli altri della stessa specie, che avevano ricevuto la chiamata, perchè in fondo questo era? una chiamata!

In ogni caso Aleena doveva scomparire per sempre e mentre lo pensava, seppe cos?era la scritta che da bambina l?aveva turbata, rivide la stele di pietra grigia che da millenni sovrastava quell?angolo di mondo:
?23 dicembre 2012 benvenuti a voi, viaggiatori del tempo e dello spazio?

Da qualche parte avrebbe trovato l?altra metà di se; con l?animo volto al rimpianto per il passato, agli amici cari, agli affetti, per un solo momento Aleena sostò col cuore traboccante d?amore, i ricordi cari ora più vivi e dolorosi gli affollarono la mente, ma fu solo un momento, consapevole che essi l?avrebbero accompagnata per sempre.

E allora sorrise e seppe, Aleena spalancò la porta andava incontro all?altro, ora sapeva che c?era, il tempo davanti alla nuova gente, avrebbe avuto un?altra faccia e le dimensioni sconosciute dell?eternità per percorrerlo? il viaggio era appena cominciato.

*Questo è un racconto lungo spero abbiate la pazienza di leggerlo fino in fondo, nasce dalla consapevole bellezza della vita, con le sue incognite, i suoi misteri, la sua precarietà e le sue angosce a volte senza fine.
Buona Pasqua amici miei vi voglio un mondo di bene e auguro il meglio a tutti voi.
Nenè/Sà

Riferimenti: Buona Pasqua dal blog di Gloria

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Cardillo ‘nnammurato

15 Marzo 2007 111 commenti

Marzo, oggi nu’chiove e pazzea forte o’ viento

Prosegui la lettura…

Schifose creature.

7 Marzo 2007 76 commenti


Era bagnato fradicio, coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni-luce da casa e ripensava con avida nostalgia al cielo ostro del suo pianeta, alle spiagge assolate di morbida sabbia gialla, all?odore di zolfo che gli mancava quanto e più delle altre cose, all?erba porporina tenera e spugnosa sotto le palme e tra le unghie, la mente correva con spasmodico desiderio all?unità vitale di cui faceva parte e ad Una, che cosa avrebbe trovato al suo ritorno?

Ma ci sarebbe mai stato un ritorno?

Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità, doppia di quella a cui era abituato, faceva d?ogni movimento un tormento di fatica.

Ma dopo decine di migliaia di anni quest?angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell?aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro super armi; ma quando si arrivava al dunque, toccava ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo.

Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano sbarcato.

E adesso era suolo sacro perché c?era arrivato anche il nemico. Il nemico, l?unica altra razza intelligente del Sistema stellare?.crudeli, schifosi, ripugnanti mostri.

Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della Galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata la guerra, subito; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica.

E ora, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con gli artigli.

Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo, e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi.

Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale.
Stava all?erta, il fucile pronto. Lontano cinquantamila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l?avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.

E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.

Il verso e la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s?erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no .

Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d?un rosa nauseante, osceno, e senza squame.

Ispirato ad un racconto di fredric Brown.
Nenè

*Fredric Brown, in “Le meraviglie del possibile”. Antologia della fantascienza, a cura di S. Solmi e C. Fruttero, Einaudi, Torino 1959)

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Prodromi

28 Febbraio 2007 77 commenti


Dormienti giochi di luci e di passaggi.

Divertono il brulichio di forme,
e di geometriche bugie
costruite con impegno.

Fantasisti laboriosi e sillabanti
che di barocche figure
detengono le note ed i primati.

Nenè

I never saw a wild thing
sorry for itself.
A small bird will drop frazen dead from a bough
without ever having felt sorry for itself.

(D.H. Lawrence)

*(Mai mi fu dato di vedere
un animale in cordoglio di se.
Un uccellino cadrà morto di gelo giù dal ramo
senza avere provato mai pena per sè stesso).

Riferimenti: Dal blog di Gloria…Pensa di F.Moro

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quella barchetta!

20 Febbraio 2007 89 commenti


Nuvole grigie zuppe di acqua, come stracci stesi al vento rabbioso lungo la valle, il giorno latteo non ha un sorriso, cadenzate e affrante le note della fontana.

Sotto gli archi medievali di lavagna nera e lucida di lacrime di pioggia, uno stormo di tordi ha trovato riparo e litigano sbattendo le ali alla ricerca di un piccolo posto che oramai non c?e più e si ammassano gli uni sugli altri in una cacofonia di suoni.

Sull?uscio guardo le loro evoluzioni penso a te, ho deciso che ti chiamerò fra poco, ?stavolta sarò io a dirti:
? fatti vedere, ti prego passa, è troppo tempo che non ti sento ed è un?infinità che non ti vedo?.

Metterò da parte il buon senso(chi se ne frega del buon senso)ho bisogno di affondare nei tuoi occhi, nell?unica certezza che ho; essere amata da te da quasi una vita, senza un perché, senza obiettivi, come la barca che lasciandosi trascinare dalla corrente, prima o poi arriva alla costa.

Sei tu la mia costa amore mio, lo sei sempre stato.

Scrivo queste poche righe per trovare la forza di chiamarti per, esorcizzare ?i miei demoni ?; alzo gli occhi all?ombra in movimento e tu sei qui, il cuore fa un sobbalzo e mentre ti guardo non mi stupisco, non mi chiedo come l?intreccio di questi miei pensieri ti abbia raggiunto, ancora una volta, ancora prima che ti chiamassi, tu sei qui e mentre ti chini a baciarmi, un?immagine mi balza alla mente.

Quella barchetta che solca lieve le acque della vita, con la vela a strisce gialle e verdi e blu, è la nostra e non c?è forza al mondo che possa, a dispetto nostro, a dispetto delle mareggiate a dispetto delle mie stesse scelte, impedire a quell?esile barchetta rotta, a quella vela stanca di raggiungere la riva.
Nenè

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Ti offro io un caffè .

15 Febbraio 2007 70 commenti


Aroma intenso, vapore fumante
stringo tra le dita la tazzina.

Di fronte lo specchio del caffè
mi rimanda il mio viso.

L?immagine è distorta dai vapori
quasi una smorfia il sorriso.

La massa ribelle dei miei capelli neri
la bocca intenta a cogliere i sapori.

Tu non conoscerai mai la mia passione
tu non godrai mai più della mia voce.

I gemiti scarlatti, le note calde
e i miei sussurri non udrai.

Resta sul bancone una tazzina
mai consumata assieme.

Che caffè amaro, sa di fiele
di tocchi speziati di sapienti inganni.

Cenere residua della falsità
freddo bagnato delle inutili bugie.
N.

*Tesi dedicata
?E’ vero, ?Capita a tutti di perdere quello che qualcuno (per motu proprio) osa definire, agognato vero amore. ?Senza disturbare l?Amore che è ben altra cosa, sinceramente posso solo dire che queste ?pulsioni? io non le ho mai sentite come un eventuale ?problema? da cui fuggire(!!!) fugge chi non ha struttura,fugge chi ha la dorsale rotta, mon ami(tu per me) non potresti mai essere un ?problema?!!!
Dietro i paraventi intrecciati di ?Arabesque? contorti come in una danza molle e affettata io non mi nascondo e sosto divertita davanti alla tua mal curata ?garçonnier? in rosa.
Finora(?) ho sorvolato, ti ho solo ignorato ma so dove cercare(!)
Ora bevi il tuo caffè e dai non aver paura, non fare come i ladri, non scappare, tranquillo il conto lo pago io(!)
Nenè!

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La rosa rossa.

12 Febbraio 2007 63 commenti


Una risata sfacciata irriverente e convulsiva mi sveglia nel cuore della notte, maledizione alla pazza suoneria del cellulare. Cerco di ignorarla, infilando la testa sotto il cuscino, ma insiste?
Insiste?Infine sacramentando rispondo
- Pronto?… Dall?altra parte il silenzio
- Amò sei tu?…
-Perché l?hai fatto?…(è la sua risposta)
-Ma cosa vai a pensare?…(è la mia difesa)
-Tu non mi ami!…(è la sua accusa)
-Tu stavi con me e guardavi lui!…(la sua rabbiosa affermazione)
- ?Amò sono le quattro, ma come ti vengono certi brutti pensieri? Sai che vivo e respiro solo per te e di te, dove potrei mai strofinare il naso se non contro il tuo collo e sul tuo cuore?
Se poi quel tipo che aveva l?aspetto del bel George mi ha sorriso e mi ha regalato quella rosa rossa che male c?è?
Lo sai che amo solo te, lo sai che senza di te la vita non avrebbe senso, dai Amò torna a dormire?
?

Un fiume di parole le mie per arginare le sue gelosie, per dirgli che lui è il mio amore unico e speciale, e gli sussurrò ninne e lo coccolo parlandogli dei miei baci solo suoi, della festa degli innamorati ormai vicina?di che faremo, di dove andremo?da me o da lui?o dove vuoi tu(!).
Alla fine il tono si placa, mi dici che mi ami, ti dico che ti amo, baci bollenti col cellulare ormai arrostito in mano, poi gli ultimi sussulti e finalmente il silenzio.

Chiudo il celly ma prima di farlo lo guardo pensierosa, ripenso a quel numero nascosto sotto la carta stagnola attorno al gambo della rosa?al bel ?George?, a quegli occhi blu intenso che gli tagliavano la faccia, a quel sorriso furbo e sicuro, a quell?aria spavalda, chissà che voce avrà il bel ?George?.
Gia chissà?Infine spengo il cellulare.
Tanto il numero è al sicuro(!!!)

« O vierges, ô démons, ô monstres, ô martyres.
De la réalité grands esprits contempteurs.
Chercheuses d’infini, dévotes et satyres,
Tantôt pleines de cris, tantôt pleines de pleurs?

La Nature est un temple où de vivants piliers
Laissent parfois sortir de confuses paroles
L’homme y passe à travers des fôrets de symboles
Qui l’observent avec des regards familiers.
/Comme de longs échos qui de loin se confondent
Dans une ténébreuse et profonde unité.
Vaste comme la nuit et comme la clarté.
Les parfums, les couleurs et les sons se répondent »

Baudelaire?
Io ti amo!
Buon S.Valentino a tutti, che sia rosso che sia bello,
che sia ardente e delicato.
Come i petali di una rosa rossa.

Amò?…Ti amo(eheheh).
Nenè!

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